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I film in programmazione

Corpo a corpo

di Maria Iovine
Documentario presentato ad Alice nella Città 2021
Dalla malattia al successo, dai sogni iridati alle battaglie di genere. Venticinque anni, studentessa, campionessa, paladina dei diritti delle atlete, ambasciatrice di un nuovo modello di bellezza. Lei è Veronica Yoko Plebani, la figlia del sole.
 

“Corpo a Corpo” è il ritratto di un’atleta e di una giovane donna. Le cicatrici, le amputazioni, le protesi non sono un limite, ma l’estensione di una vita. Vedere un corpo come il suo che riesce ad allenarsi, a sopportare la fatica, a raggiungere giorno dopo giorno un obiettivo sempre più lontano è normale e allo stesso strabiliante quanto vedere una ragazza di 25 anni che esibisce il suo corpo imperfetto senza alcuna paura.

Oggi si parla molto di body confidence, ma la verità è che viviamo nell’epoca di Instagram in cui quelle stesse ragazzine che mettono like alle smagliature fieramente esibite da un’influencer, prima di pubblicare una loro foto, provano tutti i filtri a disposizione per nascondere le imperfezioni… Con Veronica andiamo oltre tutto questo. E quindi parlare di accettazione del corpo non vale più.  Un corpo va solo vissuto. L’eccezionalità normale di questa ragazza, parla a tutte e a tutti noi normali. “Corpo a Corpo” esprime proprio questa dualità, un confronto inesistente con un paradigma solo evocato. -Maria Iovine

Le Sorelle Macaluso

di Emma Dante
Lungometraggio di finzione presentato in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia 2020.

La storia di Maria, Pinuccia, Lia, Katia e Antonella, cinque sorelle di diversa età nate a Palermo e cresciute in un appartamento all’ultimo piano di un palazzo decadente. Così come la loro casa mostra i segni del tempo, allo stesso modo le cinque donne vengono mostrate ragazzine, donne mature e poi anziane. Una vicenda umana di sentimenti, rancori, scelte.
 

Sono affezionata da molto tempo alle Sorelle Macaluso, lo spettacolo teatrale è nato nel 2014, circa sei anni fa ormai, abbiamo girato il mondo con loro, e ancora lo facciamo. Sono diventate un po’ le mie sorelle, ho pensato che a un certo punto potesse essere interessante dargli una residenza, una casa. A teatro vivono in uno spazio scenico che è completamente vuoto, privo di scenografia, sul palcoscenico sono presenti solo degli scudi e delle spade posati a terra, non c’è altro. L’idea di prendere queste sorelle e collocarle a un indirizzo con un numero civico mi sembrava la cosa giusta, l’ho fatto per loro… Sono riuscita in questo obiettivo perché quando l’ho scritto con Giorgio Vasta e Elena Stancanelli abbiamo dato molta importanza a tutta la sequenza degli oggetti, l’anatomia della casa è stata descritta molto bene nella sceneggiatura. Poi quando mi sono messa di fronte ai corpi, alle attrici, alle difficoltà che si incontrano sul set ti accorgi che lì non si riesce sempre nell’intento che lo script suggerisce, ho avuto un po’ di paura quando mi sono accorta che i corpi di queste dodici donne erano più forti degli oggetti. Ho lavorato con tutte loro per due settimane intere, abbiamo provato ogni singolo personaggio… è stato un lavoro chirurgico, l’attenzione era rivolta ai particolari, alle cose più semplici. Non tutto poi è confluito nel film, in sede di montaggio molte scene le ho tagliate ma ciò non toglie il grande lavoro di emulazione che c’è stato da parte di ognuna di loro. – Emma Dante

Being My Mom

di Jasmine Trinca

cortometraggio di finzione presentato alla Mostra del Cinema di Venezia 2020

Una madre e una figlia il cui rapporto si basa su silenzi e non detti, fatica e ruoli di accudimento spesso invertiti, vagano per le strade di una Roma assolata e deserta.

Inizialmente, come fa intuire il titolo, il film doveva essere una sorta di performance, nella quale io stessa mettevo in scena mia madre, provavo a calarmi nei suoi panni. Era giocato sul doppio senso: una figlia crede di essere sua madre e allo stesso tempo ero io che interpretavo mia madre, in un rovesciamento. L’idea di partenza mi sembrava troppo per me: mettere in scena le mie cose e allo stesso tempo fare la prima regia, preferivo guardare più che essere guardata. Alba non è solo un’amica, è anche un’attrice che stimo tanto e che ha dentro di se queste risonanze infinite, ha un potenziale comico, clownesco e allo stesso tempo dolente e profondo, che è difficile da trovare. Una specie di Monica Vitti.  E’ un’attrice che può fare delle cose sorprendenti e spiazzanti. Non mi piacciono la maniera e la consapevolezza ma le attrici che “inciampano” e sanno cambiare il ritmo. Volevo anche tirarle fuori una sorta di sensualità, perché ho il ricordo di una madre molto libera, magnetica. Guardarla mi è piaciuto da matti. Del resto è stato un lavoro personale ma molto collettivo. – Jasmine Trinca

Faith

di Valentina Pedicini

Documentario presentato all’IDFA, International Documentary Festival 2019.

Sulle colline marchigiane dal 1998 vive una comunità guidata da un maestro di kung fu, i suoi adepti sono i Guerrieri della luce. Un viaggio poetico ed emotivo in un mondo sconosciuto alla ricerca dei motivi che dominano scelte tanto radicali e le ragioni della devozione.

 

Il mio percorso è iniziato undici anni fa, quando ho avuto la possibilità di fare un corto sui Guerrieri della Luce. È successo per puro caso e all’epoca studiavo in una scuola di cinema a Bolzano. Un giorno ho visto una delle loro performance di strada. In particolare, sono rimasta colpita da una discepola, chiamata Laura, che in seguito è diventata la protagonista del mio film. Sono stata colpita dalla sua personalità, che era così forte e ambigua. Pertanto, il mio obiettivo iniziale era quello di raccontare una storia sullo sport. All’epoca avevo già sviluppato un forte approccio immersivo, quindi ho chiesto di seguire il gruppo di atleti mentre si allenavano in palestra. Ma presto mi sono resa conto che la storia su cui avrei lavorato era tutt’altro che una storia sullo sport. Al contrario, la mia storia avrebbe dovuto concentrarsi su qualcosa di molto più grande, qualcosa legato alla fede e alle scelte di vita radicali. Ma non ero ancora pronta per questo, quindi per undici anni ho lavorato su altri progetti. Poi, due anni fa, ho deciso di visitare di nuovo la comunità. Ho sentito che c’era una grande storia da raccontare, che doveva essere portata a termine. – Valentina Pedicini

 

La ragazza ha volato

di Wilma Labate

Lungometraggio di finzione presentato in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia 2021

Nadia, un’adolescente irrequieta, vive a Trieste, città di confine tra tante culture e luogo spazzato da un vento potente. La sua vita viene sconvolta dall’incontro di un ragazzo in un bar. Nonostante la giovane età, Nadia sarà costretta a scelte importanti.

“Ho raccontato la storia di un abuso perché sono convinta putroppo succeda molto spesso, e molto spesso venga taciuto, vuoi per le convenzioni sociali vuoi per i sensi di colpa che ogni donna si porta poi dentro per tutta la vita. Qualsiasi circostanza di violenza ha diverse sfumature, può essere aggressiva o semplicemente bisbigliata e magari la persona che la subisce non ha la forza di opporsi e lascia che succeda, ciò non toglie che sia sbagliato. Bisogna entrare dentro mondi poco raccontati dal cinema e quello femminile lo è. Il cinema ne ha un bisogno estremo, perché la sapienza e la curiosità nei confronti del femminile è ancora molto bassa”. – Wilma Labate